Mer. Feb 24th, 2021

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“Grazie, Pablito!” Lettera aperta del nostro Presidente.

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Grazie, Pablito!

(Un grande campione nei ricordi nostalgici di un appassionato di calcio)

Ci sono frammenti di vita che, inevitabilmente, lasciano una pagina indelebile nel nostro libro dei ricordi.

Momenti, nel mio caso, che appartengono ad un’epoca lontana, nella quale vivere il calcio significava Guerin Sportivo, La Gazzetta dello Sport, tutto il calcio minuto per minuto con Enrico Ameri e Sandro Ciotti, il viso rassicurante di Paolo Valenti e il folklore ascolano di Tonino Carino a novantesimo minuto, la Domenica Sportiva che chiudeva la giornata.

Un’epoca in cui un ragazzo di 15 anni poteva toccare il cielo con un dito se la propria squadra, con il suo Grifo Bianco in campo rosso, inesplicabilmente e senza alcuna base razionale arrivava seconda in serie A, prima squadra a terminare un campionato imbattuta nella storia del calcio italiano. Una squadra con nomi totalmente sconosciuti (anche allora…), che probabilmente valeva globalmente sul mercato quanto un terzino del Milan (che in quella stagione, 1978/79, vinse lo scudetto con tre punti in più).

Che magia, la Curva Nord… e, nell’estate successiva, densa di aspettative, ancora più inspiegabilmente chi sbarca in Umbria? Nientemeno che il capocannoniere della serie A di due anni prima, Paolo “Pablito” Rossi… come è potuto accadere ciò? La
vicenda è più misteriosa della piramide di Cheope… cosa c’entrava un qualsiasi Perugia nel braccio di ferro miliardario tra il Lanerossi Vicenza e la grande Juventus?

Ma che sogni, che entusiasmo, che emozione vedere Pablito con il Grifo sul petto! Sarebbe come vedere oggi Cristiano Ronaldo con la maglia del Sassuolo o del Crotone.

Come tutti i sogni troppo arditi, questo ebbe durata breve, e finì con un risveglio torbido e travagliato (la vicenda del calcio scommesse); ma l’emozione grande, quella vera, era soltanto rimandata…

L’anno 1982 è stato il vero spartiacque della mia vita; ultimo anno di liceo, le prime cotte serie, il concorso per l’Accademia, la vespa PX blu, l’esame di maturità… e, tra gli scritti e gli orali di quest’ultimo, il Mundial… all’inizio, grande delusione per gli azzurri, tre scialbi pareggi, quasi eliminati dal Camerun.. che pena, meglio le cene con gli amici, dopo una giornata di studio. Pablito: non pervenuto, fermo da due anni… perché non portare Pruzzo.. stò Bearzot: tutta l’Italia contro.

Dopo il rimescolamento dei gironi, ecco l’ostacolo insormontabile: l’Argentina di Maradona, candidata al trono mondiale; le aspettative per noi ragazzi erano veramente esili, ma anche qui l’imponderabile: el Pibe de Oro viene neutralizzato (fisicamente..) da Claudio Gentile (raramente cognome fu più inappropriato…), vinciamo per 2-1! Incredibile.

Ma, anche lì, c’è poco da esultare: davanti agli azzurri la Seleçaó brasiliana, la leggendaria formazione di Socrates, Zico e Falcão. L’Italia deve assolutamente vincere! Noi ragazzi, però, cominciavamo a crederci… spuntano maglie azzurre, tricolori, trombette… l’epilogo è ben noto: quello è stato il giorno di Pablito, il giorno della tripletta, la fenice che risorge dalla lunga squalifica: l’Italia è in semifinale, c’è soltanto la Polonia tra noi e Madrid!

Ed è ancora Pablito che liquida la formazione biancorossa con una doppietta.

E, infine, ecco Madrid, la finale, 11 luglio.

L’esame orale di gran parte della compagnia sarà tra qualche giorno, ma di studiare oggi non se ne parla… oggi c’è Madrid, il Santiago Bernabeu, la Germania Ovest (chi se lo ricorda? All’epoca c’erano due Germanie…), il Presidente Sandro Pertini con il re Juan Carlos e la Regina Sofia… ed è ancora Pablito, dopo il rigore sbagliato da Cabrini, a battere per primo il portiere tedesco Schumacher, poi l’urlo immortale di Tardelli, il 3-1 finale, la frase storica “campioni del mondo” ripetuta tre volte dall’inimitabile Nando Martellini, Zoff che alza la coppa… urli, abbracci, poi tutti sulle vespe in centro, il clacson fuso… Corso Vannucci… Campioni del Mondo!

Emozioni indimenticabili! E poi… gli esami finiti, la chiamata in Accademia, la mia Perugia, la compagnia, lasciate per sempre, la vita (quella da grande…) che non avrebbe più lasciato spazio alla spensieratezza degli anni della giovinezza.

Ma quell’anno è successo veramente tutto. E tu, Pablito, ne sei stato una componente importante, con il tuo sorriso, il tuo stile impeccabile, con l’animo umile e gentile.

Grazie per quelle emozioni, Pablito. Grazie per la tua partecipazione ai miei ricordi giovanili più sereni.

Grazie, soprattutto, per avermi insegnato che un calciatore, un grande campione, può anche essere come te.

Paolo Sodero

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